Visto che stasera dopo che Flavia Rubino di The Talking Village ha dato la notizia su FB si è scatenata un po’ di maretta preferisco chiarire anche qui, visto che è il mio blog che tratta di temi ambientali,perchè partecipo a questo progetto Dash che si chiama “Idee per le mamme”.
Sono entrata in questo progetto tramite The Talking Village che mi ha incaricata di curare il blog dei progetti, ovvero di prendere i progetti che arrivano in redazione inviati dalle associazioni e tradurli in articoli per il blog.
Dash, se qualcuno non lo sa, fa parte del gruppo Procter & Gamble che è stato più volte accusato di scarsa politica ambientale e di maltrattamenti ad animali.
Ecco cosa ho risposto alle critiche che mi sono state mosse per la mia partecipazione.
(riporto le risposte che ho inserito in FB una per una)
Il progetto è molto valido…oltre al fatto che per chi abita nella mia zona non avere mai a che fare professionalmente con P&G è impossibile. Non è la prima volta che più o meno indirittemante lavoro per loro. Con la differenza che questo è un progetto in cui credo molto. Autoprodurmi il detersivo non credo significhi che non posso collaborare con un’azienda che lo produce. Oltre al fatto che per come la vedo io sarebbe come non attaccare la locandina di un’iniziativa benefica alla vetrina del fornaio del paese perchè usa lo strutto nel pane o perchè io il mio me lo autoproduco. Infine se c’è una cosa che ho imparato nella vita è che il modo migliore per far passare da comportamenti sbagliati a comportamenti giusti è di valorizzare questi ultimi per aprire una porta e creare un dialogo. Oltre al fatto che P&G ha cambiato molto il suo atteggiamento nei confronti dell’ambiente…e questo lo so per certo…diciamo “di prima mano”
considerando che lo studio per cui lavoro collabora con loro su sicurezza e tutela ambientale ne so abbastanza. Poi possiamo continuare qui, per me non è un problema. Non mi vergogno delle mie scelte. Seguo un progetto che mi piace moltissimo, che mi dà modo di conoscere realtà eccezionali e che può concretamente aiutare le associazioni. Spero solo che le persone a cui sono affezionata siano contente per me e provino a fare uno sforzo per cercare di vedere anche il positivo di questa iniziativa.
Mi spiace ma crederò nel dialogo e nel dare una possibilità a tutti finchè avrò un minimo di fiato in corpo. Oltre al fatto onestamente che non mi faccio farei conti in tasca da nessuno. (sì, perchè è stato ipotizzato che io mi fossi “svenduta per questioni economiche…ecco…proprio no) Sono tutto meno che un’ingenua, ma sono sopratutto una che ha scelto un certo tipo di armi per combattere le sue battaglie. Ho scelto una strada difficile e l’ho scelta a 10 anni. Ci ho investito la mia vita. Nessuno ha il diritto di parlarmi in questo modo senza sapere nulla di me. In 14 anni di professione ho visto aziende fare cambiamenti radicali di visione e impostazione su tantissime cose. Ho imparato come si dialoga con le aziende, e che il dialogo è possibile. Nessuno cancellerà questo. Io vado avanti per la mia strada perchè so che è la strada giusta.
A questo punto mi è stata posta una domanda più che lecita:
ma per aprire un dialogo con queste aziende è necessario lavorare per loro?
Ed ecco la mia risposta:
Risposta molto onesterrima: è il sistema più semplice. Ovviamente non l’unico e servono tutti i mezzi possibili, ma devo dire che è un sistema efficace. Ti faccio un esempio nel campo della sicurezza sul lavoro: se l’ispettore ASL dice a un datore di lavoro che deve fare una serie di attività e che questo gli farà risparmiare soldi l’imprenditore la maggior parte delle volte penserà “Ma questo che cavolo ne sa che non ha mai gestito una fabbrica e non sa nulla di elaborazione dei costi?!?!”. E quasi sempre farà le cose per dovere ma la sua mentalità non cambierà di una virgola. E quindi ci ricascherà al giro successivo. Se le stesse cose gliele dico io, il suo consulente pagato, mi ascolterà perchè sa che non cerco di fregarlo, sa che gli spiego come fare le cose giuste nel modo più efficace anche per lui. E inizierà un cambiamento (che come diceva Barbara Damiano sarà lentissimo magari) che porterà frutto. Poi fra l’inizio del percorso e il cambiamento finale ci vorrà tempo, discussioni, un po’ di mal di stomaco, qualche improperio, ma ci si arriva. Io ti dico che in P&G il cambiamento è iniziato, e lo dico indipendentemente da questo progetto, te lo dico per cose che conosco da molto molto prima di sapere di questa iniziativa. Inoltre una cosa che ho apprezzato perchè non così comune è che Dash non pone vincoli se non il fatto di essere un’associazione per la partecipazione al concorso e l’erogazione delle donazioni. Mi hanno confermato degli amici che stanno cercando di partecipare al bando che è una cosa non così comune come si pensa (e come anche io pensavo e invece…).
Che io la pensi in questo modo lo sapete. Ne ho parlato anche qui.
Aggiungo solo che mi era stata data la possibilità di non rendere pubblica questa collaborazione ma io ho chiesto di farlo.
Per chiarezza e trasparenza, ma soprattutto perchè non mi vergogno delle mie scelte e anzi…ne sono orgogliosa.
Perchè non penso il mondo si cambi con le guerre ma con il dialogo e la collaborazione.